Caro Diario, la pagina di oggi parla di Atam.
Atam deve prendere tutti i giorni il pullman per andare e tornare dal lavoro. Insieme a lui ci sono tanti compagni di viaggio: studenti, anziani, turisti. Atam ha la fortuna di vivere in periferia dove le fermate non sono coperte e si sta da parecchi anni tutti in piedi. È fortunato perché può vivere sulla sua pelle tutte le stagioni e le loro peculiarità metereologiche. Pioggia, solleone, vento e quando va bene anche la neve. Atam è contento se l’autobus salta la corsa perchè può rimanere ad aspettare la corsa successiva senza sedersi, così si fortifica anche le gambe e si tempra spirito e corpo.
Atam è felice di sapere che Patrimonio Mobilità provincia di Rimini (PMR è controllata al 79,674% dal comune di Rimini) investe addirittura lo 0,36% del suo bilancio, 70mila su 19 milioni di euro per la manutenzione straordinaria delle fermate. Ha scoperto con gioia che quasi tutto il bilancio dell’azienda PMR viene investito per la costruzione e il mantenimento del Metromare. Visitando il sito ha notato che la prima tratta è costata solo 92 milioni di euro, appena 9.3 milioni di euro a kilometro e che la seconda tratta costerà 51 milioni in tre anni per altri 4 km dalla stazione Fs alla Fiera. La cosa che lo rende più orgoglioso della programmazione del trasporto pubblico della sua città è sapere che sul Metromare, nel 2024, hanno viaggiato 932 mila persone, mentre su tutta le altre linee 17 milioni di passeggeri. Pazienza se sugli autobus normali si sta stretti e a volte vengono lasciate le persone alla fermata, il solo sapere di quanto sul Metromare si sta comodi e larghi lo riempie di soddisfazione. Non ha nulla di cui lamentarsi il nostro amico Atam, lui è un cittadino modello che accetta di buon grado l’aumento del costo del biglietto, perché corrisponde ad un servizio impeccabile.
Caro Diario, non siamo tutti come Atam. Noi siamo un po’ diversi e ci facciamo delle domande.
Ha senso oggi investire in un altro tratto di questa infrastruttura, che ha bruciato milioni di euro ogni anno, nonostante quella già esistente è sottoutilizzata e costituisce nei fatti un luogo di degrado e poca sicurezza?
È giusto che una progettualità futura sia progettata e realizzata a discapito della quotidianità che mostra evidenti problematiche?
Non sarebbe il caso di riprogettare tutta la politica sul trasporto locale per migliorare e rendere qualitativamente appetibile la linea tradizionale, che oggi soffre di enormi carenze sia di personale che di qualità di servizio?
Non sarebbe utile aprire veramente il dibattito sull’utilizzo promiscuo della linea ferroviaria Rimini-Ravenna come metropolitana di costa leggera?
Una pensilina senza seduta e senza chiusura laterale su Mepa (il portale degli acquisti della pubblica amministrazione) costa € 3520 + iva. Con una piccola panchina e una chiusura laterale si arriva attorno ai 5-6 mila euro di spesa. Con i 70 mila euro messi nel bilancio 2026 di PMR ne compriamo quasi 20. Ma poi chi le monta?
PS: tutti i dati menzionati sono pubblici e recuperabili sul sito di PMR e Start.

Le omissioni

Caro Diario oggi sarò alla conferenza stampa sul nuovo mercato ittico riminese. Quale posto migliore dove far nascere una logistica se non a San Giuliano Mare, chiusa tra due ponti e tutto il traffico delle fiere, delle scuole, dei cittadini? Un mercato moderno, con ampie aree dedicate al carico e scarico, allo stoccaggio e alla vendita. Con un museo della marineria, in stile E’Scaion, per renderlo un’attrattiva turistica e spiegare in questo modo la costruzione in quel luogo preciso. Quattro reti, due ancorotti, una marotta, due batane in acque, qualche Tir e 5000mq di cemento. Come fa la città ad essere così miope da non vedere l’opportunità di un così bel costruito? Al posto di un prato che tanto non usa nessuno.
Forse in questa città esiste un problema di sincerità sulle ricadute che certe azioni hanno sul territorio. A Rivabella l’amministrazione si è vantata di aver ridotto le cubature ma ha omesso di raccontare che quelle cubature portavano in dote delle infrastrutture che sarebbero rimaste alla città, mentre oggi è pura speculazione. Sulla partita Stadio-Ex caserma-Ex questura ha omesso di evidenziare cosa sarà per il traffico riminese e per tutte le persone che ci vivono vicino, si è scordato di raccontare che il nuovo Esselunga (anche questo un curioso segno del tempo che cambia) porterà palazzine, camion, macchine, smog in una città di mare che non riesce a stare nei limiti di inquinamento dell’aria. Una città che muore soffocata ma che non vuole rinunciare ai soldi per pagare poltrone, campagne elettorali e consulenze quando sono finiti gli incarichi istituzionali.
Aggiungiamo una maggioranza in consiglio comunale, che dovrebbe consigliare il sindaco al meglio, che passa le sue sedute nel silenzio più totale, approvando ogni atto senza metterlo mai in discussione. Perché si sa, in questa città mettere in discussione è un reato mentre il silenzio fa avanzare nella carriera. Chiedere di rivedere, rivalutare o modificare le scelte fatte viene considerato un atto ostile e il proponente viene segnato per sempre nella lista nera. Perché l’unica scelta buona è quella del cerchio magico che amministra questa città. I soliti vizi di renziana memoria che faticano a trovare anticorpi all’interno del partito.
Caro Diario, devi sapere che in più occasioni e in vari modi, direttamente o indirettamente, sono arrivate richieste di chiusura del nostro dialogo settimanale, con la promessa di uscire da quello che è un purgatorio istituzionale.
Il prezzo del successo politico è la libertà di dire quello che si pensa. Perché il vizio è sempre quello di confondere la collaborazione con l’obbedienza. Da queste parti la collaborazione non è mai mancata quando le scelte erano condivise e condivisibili, dal lungomare alla piscina di Viserba, dal PSBO fino ai forum urbani. Ma la richiesta è che l’obbedienza sia totale e cieca, non vincolata al merito dei temi. Inaccettabile in uno stato democratico, ancora di più se la pretesa arriva da un partito che ha quella parola nel nome. Avanti così, in direzione ostinata e contraria.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "COME ODE AL MERCATO ITTICO QUI DOVE NON CONTENTO COLATA NUOVO PESCATO. SARDINE, USCIR CEFALI, DALLE SON STRADE PEGGIO UN'ORA APERTA LAVORA. CUCINE. COMUNE PIACE CASO HANNO VANNO SPESI, PIANIFICANDO COME RICICLARE PROGETTO DEL NOVANTA, CHE TEMPO DECANTA. VERDE, PERDE, PENSANDO VUOL RIMANERE IMBOTTIGLIATO INTORNO MERCATO. MEGLIO LO QUI RISCHIAMO. UNA SAN GIULIANO QUARTIER RESIDENZIALE, GALLEGGIA. SOGNI TUA DOBBIAMO CASCARE, MATTINA, NIENTE PALAZZINE PIENE. BARCHETTA LAVORARE SENZA FRETTA. NOSTRI BAMBINI GIÀ FIGURA VENEZIA AGROALIMENTARE, MARE. LAGO FANNO AD τυTTO NOSTRO LUNGOMARE? ESCE. NOI TENIAMO ALLA NOSTRA CITTÀ QUESTA CONTINUERA! CON L'ADRIATICO PERFETTA, CAMIONETTA DECLINO SEMPRE TRA TANTO SMOG"

 

Mercato Ittico

Il tema principale di questa campagna elettorale sulle regionali è la salvaguardia del territorio e un riutilizzo del patrimonio immobiliare attualmente abbandonato. Come associazione che presidia il proprio territorio vogliamo porre all’amministrazione alcune domande su alcuni progetti in essere e in divenire, visto che gli annunci in campagna elettorale vengono troppo spesso smentiti dai fatti concreti.
-Si è mai presa in considerazione di riutilizzare per il nuovo mercato ittico delle aree edificate e non utilizzate? Una su tutte l’area dell’ex Mercatone Uno, una struttura di circa 7500 mq abbandonata al degrado ma situata a pochissima distanza dal casello di Rimini Nord e dotata di una viabilità sicuramente migliore rispetto alle strade di San Giuliano Mare.
-Ancora non sono chiare le ubicazioni delle nuove case della salute, specialmente quella a Rimini Nord. In alcuni incontri si è parlato di via Lega Padre Igino, in altri della palazzina Iat in via Dati 180, dove attualmente sono ospitati al piano terra i vigili urbani. Crediamo che sia necessario fare chiarezza e dare una tempistica chiara su tempi e costi di realizzazione.
-La presenza di vigili urbani nella zona Nord di Rimini è sempre minore e si susseguono voci di una chiusura della stazione di Viserba. Vorremmo delle risposte chiare su questa eventualità e se non fosse in previsione la chiusura, vorremmo sapere perché il numero dei vigili urbani in servizio è costantemente sottodimensionato.
-Lo stato di manutenzione del distaccamento dell’anagrafe insieme alla parte esterna della stazione di Viserba sono due punti vergognosi per il decoro del nostro quartiere, in quanto entrambi gli edifici rappresentano il nostro territorio verso i cittadini e i turisti. Sono previste delle manutenzioni e un ripristino del decoro?
-Abbiamo accolto con entusiasmo i nuovi forum urbani, ma ad oggi non c’è una data di inizio di questa nuova forma di partecipazione. Ci farebbe piacere avere un orizzonte temporale chiaro
In ultimo vogliamo riproporre a questa amministrazione l’appello a un confronto maggiore con la cittadinanza e sull’importanza di un confronto reale con i territori, non solo riunioni di presentazione delle decisioni già prese.
Stefano Benaglia
Presidente Associazione Quartiere 5
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Valencia

Caro Diario, la tragedia spagnola insegnerà poco e verrà presto dimenticata. Prendo nota di un dato, talmente triste che fa ancora più male annotarlo: la classe dirigente non è pessima solo nel bel paese ma è un male comune. E questo non è assolutamente mezzo gaudio.
Quello che in chiave riminese invece è da annotare è che nonostante gli avvisi del clima, chiari e indiscutibili, si continua a impermeabilizzare terreni, tombinare fossi un tempo addirittura navigabili, progettare un consumo del suolo indiscriminato. La scusa è che sono progetti vecchi e che vanno storicizzati nella loro capacità edificatoria, ma restano opere che ingombrano nel passato il nostro presente, ipotecando il futuro.
Via Ugo Bassi, Viserba, Rivabella e San Giuliano sono accumunate dallo stesso destino: case, logistica, supermercati e prati che diventano cemento. Ma nessun politico si prende la responsabilità dell’oggi, scaricando le colpe su un passato senza volto e senza colpevoli, dimenticandosi che alcuni di quei progetti e quelle capacità sarebbero decadute se in tempi recenti la politica non li avesse prorogati. La stessa classe politica che oggi è consulente proprio in quelle ditte che hanno ricevuto quelle proroghe.
Il problema del nostro tempo è proprio questo maledetto capitale, che comanda, compra e premia la fedeltà al capo di turno e non il merito delle idee. Perché il dovere della politica dovrebbe essere fare delle scelte per la comunità e indicare una linea ai tecnici che poi le mettono in pratica. Ma se la linea punta al soldo e non al bene comune e il tecnico lavora per ottimizzare il guadagno e non il benessere generale, finisce che il tuo popolo ti bastona. E se lo fa, ha ragione.
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Lungomare

Caro Diario, forse a palazzo Garampi si sono dimenticati che Rimini è una città costiera e soffre, stranamente, dei disagi che derivano dal vento di mare. Passeggiando per il lungomare, mi è capitato di vedere che le ultime mareggiate hanno lasciato segni evidenti del loro passaggio.
Quasi tutta la vegetazione del parco del mare Nord ha sofferto del forte vento e la totale assenza di manutenzione. La mancanza di potature ha aumentato l’impatto del vento, con il risultato che molti alberi risultano piegati e qualcuno ha addirittura rotto i sostegni diventando molto pericoloso. I passaggi pedonali e alcuni tratti di pista ciclabile sono ostruiti dalla crescita incontrollata della vegetazione, che con queste piogge non può certo che aumentare.
L’acqua che è caduta in abbondanza unita al passaggio delle auto ha accelerato il processo di distruzione delle mattonelle, anche in quelle zone dove in qualche modo il fondo aveva tenuto.
normale
Dopo una primavera e un’estate senza manutenzione ci aspettiamo un autunno di menefreghismo da parte delle istituzioni, che avrebbero invece il dovere di mantenere in ordine e in salute un investimento di oltre 20 milioni di euro.
Caro Diario, a volte mi chiedo se è solo incompetenza, incapacità o esiste un piano demenziale per buttare nell’immondizia un lavoro che doveva durare 30 anni e che dopo 3 anni è già vecchio.
Speriamo in un ripristino adeguato e in tempi rapidi, ma la fiducia visti i precedenti è poca.
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Viaggio on the Road parte 1

Caro Diario, sono tornato da un viaggio “on the road” di due settimane per il centro e nord Europa. Condivido con te alcune riflessioni.
Alloggi: le opportunità che offrono le OTA sono senza dubbio un incentivo a viaggiare. Sono consapevole che hanno trasformato in maniera radicale il rapporto cliente-albergatore ma è evidente come tutto sia più semplice e smart. Abbiamo viaggiato prenotando giorno per giorno, trovando facilmente disponibilità e prezzo adeguato alle nostre esigenze. L’offerta extra alberghiera inizia ad essere un’opzione di viaggio molto più interessante e flessibile rispetto alla nostra vetusta formula del tutto compreso. Forse la qualità dei nostri hotel, o almeno di una parte di essi, è di un livello superiore ma appartamenti e stanze sono comunque ben gestite e con servizi funzionali. La formula dei condhotel è interessante e deve essere perseguita anche da noi perché apre importanti scenari per il futuro. Il messaggio che si trova in tutte le città è che la stagione è tutto l’anno, non solo l’estate. Su questo noi dobbiamo migliorare e molto.
Cibo: tralasciando il fattore qualitativo delle singole cucine locali, balza subito all’occhio l’enorme varietà e completezza di offerta che si incontra in tutte le città che abbiamo visitato. Cucina per tutte le tasche e tutti i gusti. Su questo aspetto siamo ancora decisamente indietro, anche perché la nostra offerta si lega in maniera stretta e vincolante con la formula del tutto compreso negli hotel. L’inevitabile diminuzione di questa tipologia di offerta alberghiera, imposta un po’ dal mercato e un po’ dalla mancanza di personale, ci obbligherà nel brevissimo periodo a creare situazioni per soddisfare i bisogni dei nostri ospiti. La difficoltà sarà trovare e mantenere un livello di proposta e di qualità medio alto. I kebab-pizza non possono essere la nostra unica offerta a prezzi contenuti. I baracchini sparsi nelle vie della città, se normati e controllati, sono oltre che un buon compromesso per un pasto un elemento di forte caratterizzazione locale.
Trasporti: Su questo aspetto la nostra città è disastrosa, una bocciatura totale e senza appello. Il problema TRC è ormai sotto gli occhi di tutti e si stanno avverando tutte le previsioni più pessimistiche fatte negli anni precedenti. Oltre a fermate di autobus senza sedute e pensiline, che è già una vergogna di per se, spesso le corse vengono annullate e il servizio è costantemente sottodimensionato e qualitativamente pessimo. La politica non può ridurre il dibattito solo agli stipendi degli autisti: le scelte strategiche di investire risorse sul prolungamento del TRC invece di potenziare e migliorare l’esistente non sta giovando al nostro sistema di trasporto pubblico. È arrivato il momento di convertire la linea Ravenna-Rimini in metropolitana leggera di costa, strappando la promessa ai candidati alla presidenza della regione. In tutto il mondo sugli stessi binari convivono treni e metropolitana, non si capisce perché questo in Emilia Romagna non possa esistere. Ci sarebbe da investire nelle fermate intermedie, ma il costo sarebbe comunque inferiore a qualsiasi tratta di TRC ipotizzabile. La chiusura dei passaggi a livello e il secondo binario a Viserba sono già stati messi a bilancio da RFI quindi siamo già un pezzo avanti sugli interventi necessari.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

Rimini Controluce

Caro Diario, qualche giorno fa è passata in radio Fiore di Maggio, la canzone scritta da Fabio Concato proprio a Viserbella, mentre era in villeggiatura nella casa del fratello. Mi sono subito perso nei pensieri di come doveva essere Viserbella e tutta Rimini in quegli anni li.
Da una parte, quella a Sud del porto canale, il divertimentificio, con le sue discoteche e i suoi locali da ballo, il fiume di gente in cerca di divertimento e tutte le declinazioni dell’eccesso, magistralmente fotografate dal Torrepdrerese Marco Pesaresi.
Nella parte a Nord una villeggiatura più tranquilla, familiare, dedicata a chi ricercava nelle piccole pensioni l’ambiente domestico tipico del luogo e decisamente distante dalla vita delle grandi città.
A Viserbella aveva casa Enzo Ferrari, l’ideatore del marchio italiano più famoso nel mondo e che era diventato amico di Bruno Militi, inventore visionario che faceva decollare aerei davanti a bagno Giovanni. Imprenditori, cantanti, registi, inventori, calciatori, veline, personaggi dello spettacolo tutti passavano da queste parti. Eravamo una meta ambita e di tendenza.
De Andrè ne cantava la crudeltà del vivere in una città di porto e di viaggiatori, Lucio Dalla mise in musica la parte più sessuale della nostra città, Ligabue la celebrò in “Da zero a dieci” con la frase: Rimini è come il blues, dentro c’è tutto! Sembrerebbe che alla Siae siano registrate 601 canzoni con la parola Rimini. Una città che ha determinato per anni la moda nazional popolare, proletaria e borghese, con punte di aristocrazia e nobiltà europea.
Oggi non siamo più nulla. Siamo solo la brutta copia di quel mondo li, decadenti e fuori tempo. Come quelle anziane signore che vogliono apparire giovani e in forma abbiamo ceduto a lifting e chirurgia plastica da discount, soddisfacendo un po’ il nostro ego ma apparendo tristi e inconsolabili all’esterno. Facciamo, forse, un po’ di tenerezza. Abbiamo mentito a noi stessi dicendo che eravamo ancora quelli li, mentre tutto il mondo andava avanti noi eravamo ancorati ai nostri vitelloni sciupafemmine, alle nostre discoteche in chiusura, alle nostre serate di eccessi ormai esportate in tutto il mondo. Abbiamo rivalutato Fellini, che da vivo era sempre stato considerato poco o niente e ci abbiamo legato la nostra narrazione di città con valori semplici. Abbiamo dimenticato che alla fine siamo figli e nipoti di contadini e pescatori che sono diventati imprenditori con una stretta di mano e tante cambiali.
Abbiamo avuto il lusso che ha annebbiato la vista e non ci ha fatto guardare avanti. Ci hanno condannato, ci siamo condannati ad essere senza futuro. Nella difficoltà dei momenti abbiamo ceduto le attività a persone senza scrupoli, che hanno si pagato gli affitti ma in cambio hanno impoverito le strutture, il turismo e annullato la nostra storia. Poi hanno anche smesso di pagare gli affitti.
Oggi siamo tutti così uguali che se fotografiamo i nostri viali non riconosciamo più un’identità propria, ma una omologazione al mondo del consumismo occidentale.
Chi è rimasto a fare attività imprenditoriale si sente un sopravvissuto, quasi un prigioniero economico. La sola resistenza non basta più, è il momento di agire. Il turismo è la nostra prima e unica industria. Lo abbiamo fatto diventare alieno al nostro modo di vivere e intendere la città, trattato come un problema e non come una la nostra prima fonte di benessere. Siamo pronti a demolire hotel e pensioncine per costruire case e palazzoni, ipotecando in questo modo il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti per uno sterile e immediato guadagno economico.
Oggi siamo qui per provare a riunire i pezzi del nostro mondo in frantumi. Per guardarci in faccia e dirci le cose come sono. Perché se oggi siamo qui è perché vogliamo ripartire, tutti insieme.
Caro Diario e cari amici, sarà durissima e a tratti potrebbe sembrare impossibile. Ma dalla consapevolezza del momento nascono le azioni per ripartire. Ripartire insieme come comunità e come cittadini di una città che è e rimane accogliente, unica, bellissima.
PS: questo è il mio intervento a Rimini Controluce
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Regno del cemento

Caro Diario, ultime notizie dal regno del cemento. Approvata con un rendering l’ennesima speculazione edilizia, in barba al mito della legge regionale che elimina il consumo di suolo, ormai svergognato dai fatti.
Sono ancora tantissime le “schede” del fu PSC che sarebbero scadute ma che sono state mantenute in vita grazie a proroghe date dalla politica e che andranno a cementificare ulteriormente il nostro territorio. Rivabella è un esempio perfetto, insieme al complesso di via Foglino a Torre Pedrera (ex Rio Re) dove è già stata fatta l’urbanizzazione con annessa rotonda con semaforo, entrambe realtà dove il cemento a breve prenderà il posto dell’erba e dei prati. La Corderia, ancora in fase di costruzione, ha dimostrato come si sacrificano senza problemi alberi secolari, un vecchio mulino e un fosso una volta navigabile per fare spazio ad altre case.
Ci dicono continuamente che dobbiamo storicizzare la Riminizzazione, che dobbiamo capire che è stata una fase ma che oggi tutto è diverso. Invece sembra che non sia cambiato nulla.
Si costruiscono case senza servizi, si urbanizza ogni singolo cespuglio d’erba e si racconta che a Rimini ci sono pochi parchi ma ci sono tantissime aree per il tempo libero che si chiamano spiagge. Spiagge che in estate sono attrezzate a pagamento e che in inverno sono abbandonate a loro stesse. Guai a parlare e a chiedere spiagge libere in estate.
In campagna elettorale mi ero candidato con un programma che comprendeva zero consumo di suolo, rigenerazione urbana, riqualificazione dell’esistente, città dei quindici minuti, servizi di prossimità.
Gli unici servizi che sono nati sono i supermercati, quelli si raggiungibili in tutta la città in meno di quindici minuti: uno alla ex questura che si porta in dote ovviamente altre case per i futuri clienti e una logistica di consegna a domicilio, l’altro alla corderia in una zona dove nel raggio di pochi km ci sono già un Conad e tre Coop. Il risultato sarà il colpo finale a tutti i negozi e le botteghe di quartiere.
Attorno tutto quello che è di competenza comunale grida vendetta.
La delegazione dell’anagrafe a Viserba cade a pezzi e la guardia medica che ospita in estate rimane molto spesso senza presidio.
L’esterno della stazione di Viserba, che ribadiamo è di competenza comunale, vive nel degrado vittima di eterne promesse di sistemazione che sono sempre proiettate al prossimo anno. Le fermate dell’autobus senza pensilina lasciano i fruitori alle intemperie. La casa della salute non si è capito se e dove si farà. Lungomare devastato con manutenzione inesistente e verde spelacchiato.
La scuola Fai Bene è un’incognita, anche se appare chiaro che l’unico motivo per cui si realizza una scuola elementare in mezzo al nulla è perché cosi poi ci puoi costruire attorno tante belle palazzine a giustificare così un investimento mostruoso che spersonalizza le comunità locali.
La riqualificazione dell’esistente porta a poter costruire da piccole case dei condomini enormi, ne è l’esempio via Palotta a Viserba e l’edificio a fianco alla Sol Et Salus al confine con Igea Marina, dove piccole villette ormai vecchiotte sono diventate magicamente palazzine.
Tutto questo in attesa del PUG che verrà ma che nessuno vuole, perché poi bisogna mettere nero su bianco che progetti si hanno per questa città e si corre il rischio di scontentare qualcuno.
Caro Diario, qua la situazione è questa: il partito che dovrebbe presidiare il territorio e raccontare ai suoi iscritti che idea ha della città tace su tutto. Basta vedere sulle nomine per le regionali: abbiamo votato su dei nomi e poi sono usciti altri.
Le notizie le sanno in pochi e quando escono pubbliche sono già decise e immutabili. I programmi sono carta straccia e i consiglieri di maggioranza muti e devoti alla causa.
Va a fe nota isè.
PS: la foto è un ricordo della Corderia.
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Hotel Grazia

Caro Diario, ieri mi ha colpito l’articolo sull’hotel Grazia in via Palotta a Viserba. Credo sia venuto il momento di affrontare il fenomeno dell’immigrazione guardando in faccia la realtà e il momento storico che stiamo vivendo. L’immigrazione è un fenomeno che senza dubbio ha contribuito ad evolvere le società, tutti siamo più o meno discendenti di migranti ed abbiamo nelle nostre famiglie chi è partito per cercare fortuna in altri paesi. Non credo alla favola della pura razza italica e a tutte quelle fandonie raccontate per darsi una parvenza di patria, per cui magari un giorno morire.
Credo invece nel rispetto tra le persone, nella necessità di una giustizia sociale e nel senso di comunità che ogni luogo dovrebbe avere. Questi “Centro di Accoglienza Straordinaria” sono esattamente l’opposto di tutto quello che serve a fare integrazione. All’interno vivono senza uno scopo e senza un’utilità sociale decine di persone, che non producono nulla ma che sono in costante attesa di non si sa che cosa. Senza un obiettivo di vita, trascorrono ore a bighellonare e occupano il tempo cedendo ai vizi più disperati, diventando talvolta un fenomeno violento e ingestibile. Non riescono a diventare parte della comunità che li sta ospitando perché semplicemente non lo vogliono fare. E questo sistema aumenta solo diffidenza, paura e razzismo.
Su un punto voglio essere molto chiaro, anche se lo sono stato già altre volte, voglio ribadirlo: vanno salvati e accolti tutti i migranti, che siano in mezzo al mare o in mezzo al deserto. Tutti. Accolti, curati, rimessi in piedi e poi destinati ad essere parte di questa nostra società.
Però questo non accade quasi mai. Si trasformano in pedine di un sistema economico parallelo che permette di rendere redditive strutture alberghiere ormai marginali, che diventano di colpo carnai senza regole dove vige la legge del più forte.
Buchi neri di legalità e civiltà che non sono arginabili e dentro cui si perdono persone per bene che vogliono integrarsi e avere una vita migliore nel nostro paese. La polizia locale non riesce a gestire il decoro e la politica è spaventata dall’accusa di razzismo o intolleranza. Le attività commerciali e ricettive soffrono per le difficoltà che queste strutture creano all’economia della città.
Garantire la serenità della propria vita, la libertà personale, la giustizia sociale, l’equità di trattamento davanti alla giustizia dovrebbero essere ideali dei partiti di sinistra a cui non possiamo rinunciare. Martin Luther King sognava un mondo dove non contasse il colore della pelle ma il valore delle proprie azioni, ma questo oggi non avviene perché non c’è la volontà politica, di entrambi gli schieramenti, di essere oggettivi nella visione delle cose: la sinistra vive sul politicamente corretto e sull’assistenzialismo, la destra cavalca in maniera becera la paura dello straniero.
Entrambi gli schieramenti non vogliono risolvere il problema. Sarebbe ovvio il paradigma: ti accolgo, impari l’italiano, ti integri nella comunità e produci benessere per te e per gli altri e diventi cittadino italiano a tutti gli effetti. Senza che a contare sia il colore della tua pelle o la tua religione.
Oggi invece vediamo esattamente l’opposto e l’hotel Grazia è solo l’esempio lampante che queste politiche migratorie hanno fallito e sono senza futuro.
Mentre la nostra città è ingessata dalle guerre interne del Partito Democratico per le nomine regionali e allagata ogni volta che piove acqua dal cielo, la città rimane tra le più pericolose del bel paese, con un’insicurezza percepita dalla popolazione ai livelli mai visti prima.
Caro Diario dire che è ora di fare basta con fallimentari ideologie, basta essere vittime di noi stessi e di una cultura tossica che non serve ad affrontare con lucidità i problemi. Riprendiamoci la città e diamola a chi lavora, si impegna e produce bellezza indipendentemente dalla sua nazionalità o dal colore della sua pelle.
Il 30 Settembre ore 15.30 ci vediamo all’hotel Oxygen per parlare di turismo e della nostra città, con ospiti importanti. L’evento si chiama Rimini Controluce. Ci vediamo li.
Stefano Benaglia
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Incompiuti

Caro Diario, stiamo ancora aspettando, e forse lo aspetteremo per sempre, il completamento del parco del mare. La fase due era quella dedicata alle identità di ogni singola frazione, con la creazione di un filone narrativo sulle peculiarità, spendibile a livello turistico come storytelling di ogni località. A Viserbella era stato dato grande risalto a Enzo Ferrari e al Surcion, a Torre Pedrera all’inventore della linea Osvaldo Cavandoli, a Viserba alla sua caratteristica di Regina delle Acque. Una valorizzazione che avrebbe portato la possibilità di raccontare il proprio territorio nonostante la scientifica spersonalizzazione con conseguente normalizzazione che questo lungomare ha portato, cancellando per delibera sindacale i confini tra le frazioni per essere solo cittadini di Rimini. La volontà di generare abitanti senza identità comune e senza storia può funzionare nei nuovi insediamenti abitativi tanto cari ad una parte del partito, ma non ha attecchito (per fortuna) in quelle comunità che hanno comunque dalla loro un’identità forte. Sapere chi siamo stati e da dove veniamo ha un valoro profondo che in questa politica genera parecchi malumori
La ex corderia ne è un esempio. Con le sue case vendute a peso d’oro e i suoi supermercati con le offerte convenienti sempre per i soliti amici, ha eliminato in maniera strutturata i ricordi e le virtù di un territorio. Al posto di un pezzo di storia industriale e popolare hanno eretto palazzine bianche luccicanti, abitate da persone che non hanno idea di cosa sia stato per tanti viserbesi e viserbellesi quel posto e che ruolo ha avuto nella storia di Viserba. I nuovi abitanti non hanno interesse nella storia locale e non esiste un orizzonte temporale a cui puntare per capire se e quando quei residenti diventeranno parte di una comunità.
Altro esempio sarà Rivabella e le sue nuove case strette tra altri condomini e palazzine. Case che saranno quasi sicuramente acquistate come investimento da mettere a reddito affittando ai turisti. Tutto legittimo e tutto già visto, ma dei nuovi abitanti in quanti andranno a far parte della comunità di Rivabella?
Chiudo gli esempi con due aree molto simili tra loro per il destino riservato ai loro abitanti: via Lotti e via della Lama. Circa 200 appartamenti costruiti fuori dalla fascia costiera a monte della ferrovia, senza collegamenti con l’area “cittadina” delle frazioni in cui sono stati costruiti. In via Lotti è arrivata la fermata dell’autobus al costo di una vita giovane e innocente, fermata che comunque non collega al resto di Viserbella ma porta i residenti sulla statale e da li verso Rimini.
Due insediamenti abitativi certamente figli di altri tempi e altra politica, che vanno si storicizzati per la loro realizzazione ma che non sono mai stati oggetto di una reale opera di collegamento con il resto della città. Basterebbe un collegamento ciclopedonale in sicurezza, che non faccia camminare le persone in mezzo alla strada.
È evidente come e quanto sia complicato per la politica nostrana fare i conti con la realtà, senza doppi sensi e senza nascondere le reali intenzioni. È anche piuttosto chiaro come in questo momento a gestire l’agenda politica della città ci siano soprattutto gli affari e l’arrivismo.
Assistiamo ad un bombardamento giornalistico quasi quotidiano di chi vorrebbe insinuare nell’opinione pubblica che l’unico modo di uscire dalla crisi del turismo è demolire il vecchio tessuto alberghiero e costruire case. Una soluzione che sicuramente ha una sua funzione e una parte di logica, ma che non può essere l’unica strada percorribile, anche perché si continua a parlare di infrastrutture a sé stanti senza parlare di prodotto, di destinazione.
Mentre in tutta la città spariscono servizi ai cittadini e la sicurezza diventa un problema di cui nessuno nella maggioranza parla.
In definitiva Caro Diario ci troviamo con un lungomare incompleto e degradato, con lo spettro di una nuova e dirompente stagione di cementificazione del territorio e senza una bussola sul nostro turismo da oggi ai prossimi 20 anni. Ma almeno non piove. Anche perché se piove il Brancona porta in mare la cacca e tocca chiudere la balneazione…
Ad fadiga burdel
Il 30 settembre alle 15.30 presso l’hotel Oxygen di Viserbella ci guardiamo in faccia e proviamo a dialogare su questi temi. Prenota il tuo posto https://www.eventbrite.com/…/biglietti-rimini…
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Un anno di Caro Diario

Caro Diario, è passato un anno da quando abbiamo iniziato la nostra relazione epistolare. Ho riletto quello che ti avevo scritto ed effettivamente sono cambiate delle cose, in peggio.
Le strane SRL sono sempre li e hanno continuato lo shopping delle vecchie strutture marginali e abbandonate, aggiungendo alle attività sottotraccia l’esecuzione di rilievi topografici alla luce del giorno. Non sono ancora del tutto chiari gli scenari immobiliari entro cui si stanno muovendo, ma molti elementi lasciano presagire una nuova ondata edificatoria..
Rispetto al settembre 2023 è cambiato anche lo stato del nostro lungomare: in un’intera estate non è mai funzionata l’irrigazione e non è mai passato nessuno a pulire la ciclabile o le mattonelle. In alcune zone è ancora accumulata la sabbia della prima burrasca di maggio, intonsa nella sua dimensione ma ormai armonizzata con il resto del paesaggio. Le mattonelle sporche sono state per fortuna lavate dagli ultimi temporali, che hanno salvato anche le piante che stavano morendo di sete. Ripropongo ancora una volta di affidare ai Ci.Vi.Vo, ai comitati, ai privati, alle associazioni del territorio la cura di una o più aiuole, in cambio di pubblicità o gloria personale. Ci avevano detto che era difficile perché dovevamo riconoscere quali piante sono da conservare e quali da estirpare, ma adesso è tutto secco e quindi è tutto più semplice.
Le mattonelle rotte non sono state sostituite e nella migliore delle situazioni sono state riempite di asfalto nero, per evitare che la rottura si propagasse a quelle vicine. Il verde più resistente alla siccità è completamente senza cura, mentre prospera l’erba nata dopo le piogge.
Le macchine sostano ore e ore nelle aree di carico e scarico, diventate il parcheggio privato dei titolari delle attività. I fornitori, a qualunque ora del giorno scaricano parcheggiando sulla ciclabile, oppure sfrecciano con i loro camion facendo lo slalom tra i pedoni e i ciclisti. Tutto senza mai un controllo da parte di nessuna forza di polizia locale o statale, in barba ai divieti e alla passeggiata sicura.
Vige la piena e totale anarchia, con scooter e moto (una blu è particolarmente attiva) che impennano tra i passanti anche in piena passeggiata.
Il commercio ha subito in questa estate una batosta quasi mortale, ed è solo grazie alla volontà di pochi coraggiosi imprenditori che possiamo ancora vantare attività al servizio del turismo. Il resto sono negozi bazar che vendono alcol ai minori e cianfrusaglie senza una vera utilità, se non quella poco edificante per cui sono stati aperti.
Ancora non pervenute le pensiline per i turisti che aspettano l’autobus in piedi sotto al sol leone oppure esposti alle intemperie. Scomparso dal dibattito anche il progetto di sistemazione dello svincolo via Proteo via Domeniconi, sotto al cavalcavia Verenin Grazia.
In definitiva, caro Diario, siamo peggiorati su tutti i fronti e né noi né i turisti riusciamo a comprendere perché abbiamo speso 20 milioni di euro per poi abbandonare tutto all’incuria e al degrado nel giro di pochissimi anni.
Continuiamo a premiare i turisti che vengono da noi da quaranta, cinquanta, sessant’anni ma non riusciamo a capire che oggi il mondo non va più in quella direzione. Oggi chi ci sceglie pretende servizi, negozi, qualità e cura dell’arredo urbano. Chi viene dalle grandi città vuole spazi curati e a misura di famiglia o di persona, vuole esperienze genuine e non costruite su modelli basati su vecchie idee di turismo. Tutto è cambiato in fretta, quello che 5 anni fa era adeguato oggi non lo è più. Abbiamo tutti una parte di colpa, io per primo ho voluto portare avanti un modello di intrattenimento non più all’altezza, non più a misura del nostro turista. È il momento di scoprire nuovi progetti, nuove esperienze, nuovi orizzonti.
A chi ha seguito questa mia rubrica in questo anno dico infinitamente grazie per il supporto e le belle parole di approvazione che ricevo ogni giorno. Ai governanti, che so per certo leggono queste righe, ricordo che contornarsi di yes-man alla lunga non paga e che il mondo oltre il ponte di Tiberio e l’arco di Augusto è complicato e a tratti difficile. È il momento del coraggio e della rivoluzione delle idee.
Fino ad ora abbiamo resistito, adesso dobbiamo combattere.
NB: la foto è si un bel tramonto ma è anche la “passeggiata” di lunedì 19 agosto 2024, ore 20.15.
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